
INGHILTERRA - Liberty e Morris tessuti che non stancano mai!
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Benvenuti in questo nuovo articolo!
Stavolta non si tratta di un riassunto di viaggio con itinerari che solitamente appunto nel mio Gulliver, ma dei miei appunti su due famosissimi tessuti che periodicamente riportiamo in atelier.
Passeggiando nei pressi di Regent St. nel centro di Londra ci si imbatte in un meravigliosi palazzo in legno, al cui interno si trovano meraviglie, ma iniziamo dal principio… A far realizzare questo palazzo fu Arthur Liberty.
Il suo spirito imprenditoriale era incredibile al punto che riuscì ad influenzare la moda e a cambiare il gusto dei londinesi facendosi portavoce dell'Art Nouveau.
La prima attività del signor Arthur Liberty, aperta grazie al prestito di 2000 sterline dal suocero ed era al n°218 di Regent Street con insegna "East India House”.
Vendeva complementi d'arredo giapponesi e cinesi, sete, porcellane, kimono,, tessuti stampati a blocchi, che fino a quel momento erano conosciute solo da estimatori. Ma Arthur non era un intenditore qualsiasi, addirittura l'Esposizione Internazionale del 1862 rese i suoi prodotti, sopratutto tessuti, così famosi e iconici che il periodo Art Nouveau in Italia si iniziò a chiamarlo "Liberty Style”.
Fu dopo questa esposizione che i commercianti iniziarono ad interessarsi veramente a questi prodotti.
Giappone, India, stampa a blocchi e kimono a Londra nella patria di Liberty e Morris (di cui parleremo dopo), ecco come tutto torna, ecco come molti tessuti hanno una storia comune che si intreccia come le fibre del cotone.
Liberty continuava a crescere e solo dopo due anni era riuscito a risanare il debito con il suocero.
Mentre importava articoli dall’oriente, iniziò a prendere contatti con piccoli industriali per produrre edizioni limitate di tessuti pregiati, mantenendo i prezzi piuttosto bassi rispetto allo standard dell’artigianato inglese. “Liberty Art Fabrics” con i suoi cataloghi di edizioni limitate divenne molto popolare.
Le imperfezioni dei filati erano segno di artigianalità, provenivano dall’India ed erano fatti con cotoni di prima qualità. Per le stampe Liberty prediligeva il classico. I coloranti chimici furono scartati a favore di quelli naturali.
Gli affari andavano talmente bene che nel 1875 iniziò i lavori nel palazzo attuale.
Oggi passeggiando ci si trova davanti ad un edificio in stile Tudor patrimonio dell'umanità.
Purtroppo, Arthur morì sette anni prima del completamento dell'edificio e quindi non vide mai il suo sogno realizzato.
L’obiettivo dell’imprenditore era creare un negozio accogliente come una casa, illuminato da luce naturale, quindi con molte finestre, che creasse un calore avvolgente, infatti i camini erano accesi ogni giorno e la struttura è completamente in legno e non un legno qualsiasi…
La metafora di Liberty era quella di far “attraccare”, con il suo palazzo, una nave, nelle strade londinesi. Non a caso l'edificio fu costruito con il legname di due antiche navi da battaglia a tre piani della marina reale: HMS Hindustan e HMS Impregnable.
Ancora oggi non si tratta in un luogo qualunque, ma di un posto iconico del Made in England e del tessuto con design inglese.
Ai vari piani si trovano elementi d’arredo, capi d’abbigliamento e accessori di grande pregio e ricercatezza. Al terzo e quarto piano ci sono i tessuti a metraggio!
Questi metri di stoffa hanno una storia davvero particolare: come già accennavamo, dopo qualche anno di sola importazione tramite la Compagnia delle Indie, Liberty decise di provare a produrre i tessuti direttamente in Inghilterra. L’obiettivo era creare delle stampe orientali, ma Made in England.
Nel 1904 Liberty acquista una propria stamperia per produrre tessuti e foulard di seta. ”Ero determinato a non seguire le mode esistenti, ma a crearne di nuove” diceva.
Nel 1920 William Hayes Dorell scopre in Africa orientale, vicino al lago Tana, delle curiose fibre di cotone, Liberty si mise all’opera per sfruttarle e creare un materiale che fosse più ricercato del cotone orientale e che avesse delle caratteristiche di maggior pregio, che lo avvicinassero alla seta. Il risultato fu il Tana Law: un cotone fresco e prezioso come il lino, resistente come il cotone e con colori accesi come la seta.
Originariamente i tessuti Liberty venivano prodotti dalle fabbriche di Lancashire, ma poi si iniziò a produrre questi tessuti coloratissimi in Italia. Il Liberty è oggi MADE IN ITALY, in particolare viene prodotto nei pressi del lago di Como.
Se si pensa ai design Liberty ci vengono subito alla mente molti fiori, ma in realtà essi non comparvero fino agli anni ’20 e divennero iconici solo negli anni ’30.
Durante i suoi anni di lavoro Liberty strinse ottimi rapporti con tantissimi artisti che illustrarono i suoi tessuti, i quali vengono stampati ancora oggi. Infatti l'archivio (Co-lab) possiede più di 50000 grafiche.
Numerosi disegnatori ancora oggi collaborano con la società e ogni anno escono nuove grafiche certificate che colorano i piani di questo grande magazzino e non solo.
Sulle pagine social “Libertyfabrics” si possono vedere gli artisti all’opera e capire come nascono queste meraviglie. “LIBERTY of London” sostiene il fatto a mano e promuove la creatività in ogni modo invitando tutti a usare l'hashtag #libertyoflondon per le proprie creazioni con tessuti Libery.
Amiamo periodicamente selezionare questi tessuti, scegliendo quelli che più si adattano al nostro stile casual e ai nostri modelli versatili. Del resto Liberty ha talmente tante sfaccettature da renderlo apprezzato da tutti! Sono secoli che personaggi illustri e non, si vestono e decorano case e uffici con queste meraviglie.
Ad amarli è stata anche Queen Elizabeth! Infatti la regina Elisabetta Il e la principessa Margaret indossavano abiti con stampe Liberty.
Quando arrivano in Atelier i tessuti inglesi non sono però solo Liberty, spesso con loro ci sono anche i tessuti con design Morris. Liberty era un seguace di William Morris e quindi vediamo come si intrinsecano le loro storie e qualche curiosità anche su questi tessuti.
William Morris iniziò la sua carriera come designer e arredatore d’interni, ma sono stati i tessuti ad offrigli la possibilità di sviluppare il suo talento e la sua innovatività.
I primi progetti erano tende, arazzi e tappeti, oltre alle carte da parati che sono state per lui un supporto su cui ha studiato e prodotto molto.
Fondò la confraternita dei Preraffaelliti e con alcuni di questi aprì la sua impresa per produrre artigianalmente carte da parati, tessuti chintz (quelli che in Francia s’imporranno col nome di toile de Jouy), tappeti, mobili, vetri e metalli.
Passare alla stampa su tessuto però non fu semplice, a causa del periodo storico. All’epoca infatti, come già abbiamo detto, non esistevano le tecniche di stampa odierne e la stampa su tessuto era praticamente inesistente.
Nel 1875, grazie alla collaborazione con Thomas Wardle, il proprietario di una tintoria a Leek, iniziarono gli studi e i test sui coloranti naturali impiegati nella stampa di pezze di tessuto.
Volevano riuscire ad affinare il progresso di stampa su tessuto, con strumenti europei che in Asia non c’erano.
Così Morris finì per essere uno dei primi a brevettare i suoi design, che ancora oggi vengono riprodotti (e noi periodicamente li assortiamo in Atelier), pur mantenendo uno stile “indenne” che era all’epoca apprezzatissimo!
Ci collochiamo sia con Morris che con Liberty in quel periodo storico che già avevamo visto in Provenza: ad un certo punto invece di continuare a far arrivare con la Compagnia delle Indie cotoni già stampati rudimentalmente dall’Asia, si iniziò a stampare direttamente in Francia con motivi tipicamente Provenzali (trovate tutto QUI). In Inghilterra i design erano di Liberty e Morris, imprenditore e designer.
Morris più che un imprenditore fu un tenace sostenitore dell’artigianato e della produzione non in serie. Sostenne sempre la diffusione di materie prime di qualità in un mercato in evoluzione soggetto invece alla routine meccanicistica del tempo. Una produzione che premiasse le competenze tecniche ed estetiche degli artigiani. Non ricordano forse gli ideali degli acquisti etici a cui oggi cerchiamo fortunatamente di tornare?!
Arthur Liberty non era lontano dalle idee di William Morris e dal suo movimento delle Arts and Crafts (Arti e Mestieri); ma, differentemente da lui, non demonizzava affatto la meccanizzazione in ascesa. Questo fu l’elemento che lo portò al successo, perché non aveva soltanto gusto, ma anche il fiuto negli affari.
Il fascino di questi tessuti ci spinge a riassortirli spesso, a scegliere fra disegni e colori meravigliosi e ad utilizzarli per i nostri modelli DiManoMia che a parer mio ci si sposano perfettamente!
Nelle storie in evidenza, sulla nostra pagina Instagram trovi tutti i dettagli e gli approfondimenti riguardo alla ricerca di questi tessuti, che aggiorniamo ogni volta che ci rechiamo in Inghilterra con questo fine!
2 commenti
Moooolto interessante! I tessuti – che non conoscevo – hanno delle bellissime fantasie e colori e i vostri viaggi per recuperarle, e il dettaglio raccontato nelle storie Ig riguardo ai loro nomi mi avevano incuriosita tantissimo; questo arricolo risponde anche ad un dubbio che mi era venuto in questi giorni.
IlNel weekend di viaggio a Genova mi sono imbattuta in un negozio che aveva ceste piene di scampoli “Liberty”: non ho resistito! La sorpresa quando ho spacchettato e srotolato e trovato la scritta “Made in Italy”!
Non tutte però avevano il nome, purtroppo.
Mi fa molto piacere anche leggere che tuttora supportino artigianato e creativi.
Grazie dell’articolo cin queste preziose informazioni.
Articolo davvero interessante (come tutti). La storia di Morris già la conoscevo (avendo una formazione in storia dell’arte), ma è stato interessantissimo in modo in cui l’avete raccontata :D che dire invece del palazzo Liberty? Una scoperta!!! Fantastico!!!! ❤️